IL TEMPIO ESOTERICO

 PAUPERES COMMILITONES CHRISTI TEMPLIQUE SALOMONIS

IL TEMPIO ESOTERICO 1

La fondazione e le strutture dell’Ordine del Tempio

“Una nuova cavalleria è apparsa sulla terra dell’incarnazione […]. Essa è nuova e non ancora provata nel mondo dove conduce un doppio combattimento, sia contro avversari di carne e sangue, sia contro lo spirito del male nei cieli. E che questi Cavalieri resistano con la forza dei loro corpi a nemici materiali, non lo giudico meraviglioso perché non lo reputo raro. Ma che essi muovano guerra con le forze dello spirito a vizi e demoni, lo chiamerò non soltanto meraviglioso, ma degno di tutte le lodi accordate al religioso […]. E’ veramente un Cavaliere senza macchia e senza paura, colui che protegge la propria anima con l’armatura della fede così come copre il corpo di questa cotta di maglia.”

San Bernado di Chiaravalle, predicatore della Seconda Crociata, così lodava l’Ordine del Tempio, fondato nel 1118 o 1119, nelle pagine del De laude novae militiae, scritto tra il 1130 e il 1136.

L’Ordine del Tempio nacque dall’idea di crociata, che giustificò e legittimò un’istituzione al tempo stesso religiosa e militare votata alla ‘guerra santa’. La sua nascita si colloca territorialmente e storicamente in Terrasanta e temporalmente dopo la conquista di Gerusalemme da parte di Goffredo di Buglione avvenuta nel 1099, con la prima Crociata, ben prima quindi della sua fondazione. Il compito primordiale fu la difesa dei luoghi e dei pellegrini che da tutta l’Europa raggiungevano, non senza il pericolo di essere assaliti e depredati, il sacro luogo della cristianità.

Uno dei rari documenti tramandabili all’epoca della fondazione fu il testo della regola dei Templari, conosciuto come Regola Primitiva, approvata al Concilio di Troyes, nel 1129:

<<….pertanto, in letizia e fratellanza, su richiesta del maestro Ugo [de Payns], dal quale fu fondata, per grazia dello Spirito Santo, convenimmo a Troyes da diverse province al di là delle montagne, nel giorno di S. Ilario, nell’anno 1128 dall’incarnazione di Cristo, essendo trascorsi nove anni dalla fondazione del suddetto Ordine, ci riunimmo a Troyes, sotto la guida di Dio, dove avemmo la grazia di conoscere la regola dell’Ordine equestre, capitolo per capitolo, dalla bocca dello stesso maestro Ugo. Pur nella nostra modesta conoscenza, approvammo ciò che ci appariva buono e utile.>>

Un’ulteriore definizione del ruolo e delle prerogative dell’Ordine fu espressa il 29 marzo 1139 dalla bolla Omne Datum Optimum, di Innocenzo II che sancì la totale indipendenza di operato e l’esenzione del pagamento di tasse e gabelle.

Insieme monaco e guerriero, il Templare condivide queste due nature che fanno appello a comportamenti in origine non cristiani, ovvero pagani, di tipo eroico-virile e si collocano su piani diversi ma complementari: la virilità e l’eroismo spirituali del monaco, eventualmente del santo, che si manifestano nella preghiera e l’ascesi, e quello, non meno glorioso, del guerriero temporale che trascende con la guerra e la spada la propria fede, raggiungendo l’apoteosi attraverso la propria morte in combattimento <<per il Signore Dio e Nostra Signora Maria>>, raggiungendo così la doppia immortalità dei testi antichi. L’Ordine del Tempio fu quindi un’istituzione <<androgina>>, insieme passiva, dunque femminile attraverso la preghiera e la contemplazione, e attiva, ovvero maschile, con l’azione guerriera che così si ricollega allo spirito delle antiche <<confraternite guerriere>>, portato alla sua perfezione dalla fede cristiana, più precisamente romano-cristiana o ellenico-cristiana.

La vita del Templare è paragonabile a quella di un uomo d’armi così come a quella di un monaco del suo tempo, con tuttavia una differenza “territoriale”: Oriente oppure Occidente. Nel primo caso, pur continuando a sforzarsi di condurre una normale vita religiosa, il Fratello Templare era prima di tutto un guerriero, sottoposto ad una stretta disciplina militare, sempre sul chi vive, che proteggeva i pellegrini, che attaccava o difendeva piazzeforti e castelli, pronto a dare la caccia agli infedeli, sempre davanti ai nemici, con cuore intrepido, in difesa della croce del Cristo, costantemente per <<strade, sentieri e città>>, mai <<sfaccendato, ozioso, curioso [……]>>, ma <<nemmeno pettinato, raramente lavato, i capelli trascurati ed irsuti; sporchi di polvere, con la pelle bruciata dal caldo e dalla cotta di maglia>>, secondo il toccante ritratto che san Bernardo traccia dei Templari nella citata De laude novae militiae.

In Occidente, invece, la vita del Templare è più pacifica. Pur restando un <<soldato di Dio>>, è innanzi tutto un monaco che dedica la vita alla preghiera e, per i sergenti, scudieri e servi, ai lavori.

L’Ordine diviene proprietario agricolo, e valorizza le terre comprate o avute in dono, veglia sui raccolti e sul bestiame, bonifica paludi e pratica lavori di drenaggio sulle terre cattive, seguendo in questo le direttive cistercensi. Si aggiungono a queste attività una gestione accorta dei beni immobili e terreni totalmente esenti da tutti i diritti (imposte di registro,taglie, decime, pedaggi, ecc.) e, per contro, facendosi pagare pesanti benefici feudali per la pesca, la caccia, i tagli di legna, i mercati, gli affitti di fondi rustici, ecc., <<molto saggiamente amministrato, ben ordinato e prudente nella spesa>>, come scrive Guglielmo di Tiro, lo sfruttamento di miniere e commerci, la fabbricazione e vendita di armi, di lana e cuoio. Si registra inoltre una estesa attività bancaria e finanziaria, nata dai pellegrinaggi e sviluppatasi in seguito. La sua probità, la sua rete di <<case>> e di flotte, in grado di conservare e trasportare in tutta sicurezza somme importanti, spinsero sovrani, signori, mercanti e pellegrini ad affidare le loro riserve all’Ordine, che divenne spesso depositario di tesori reali, come quelli del re d’Inghilterra Enrico II, dei principi italiani e spagnoli e dei re di Francia, in particolar modo sotto Filippo Augusto (e la Casa del Tempio di Parigi diventò il centro delle finanze reali).

Ma l’Ordine del Tempio fu tutto questo e solo questo?

Forse no.

IL TEMPIO ESOTERICO 2

Il Tempio, la Gnosi cristiana e l’esoterismo cristiano

In Oriente, lo sviluppo del Cristianesimo avvenne in un ambiente ricco di correnti filosofiche e religiose in cui le idee di Creazione e Trinità, Ressurrezione e Redenzione, del Savatore e della Vergine, erano state evocate dai popoli precristiani, tutti con lo scopo di raggiungere il Principio Primo, Dio, Luce di comprensione dell’Universo. Dall’incontro-scontro fra le antiche idee e quelle nuove, nacquero numerose sette eterodosse, tra le quali il Manicheismo, il Monotelismo, il Nestorismo, l’Apollinarismo, gli ofiti, i setiti ecc., meglio conosciute nell’insieme come Gnosi o Gnosticismo. Dichiarate eretiche, queste sette furono combattute dai Padri della Chiesa e condannate da diversi concili. Il Tempio ebbe accesso ad alcune dottrine gnostiche così come venne a conoscenza dei testi degli Esseni, di cui faceva parte san Giovanni Battista. La Gnosi, apparsa contemporaneamente al Cristianesimo, è nata alla frontiera del giudeo-cristianesimo, ellenizzandosi di pari passo ad esso. Attingendo al pensiero ebraico, caldeo-babilonese, egiziano e greco, in differenti proporzioni secondo le scuole, la Gnosi, appannaggio di iniziati, non si presenta come una fede ma come una saggezza che comunica, attraverso il mito e il discorso, i misteri sacri, offrendo una liberazione concepita come un ritorno all’Uno. La salvezza non può che compiersi attraverso una Conoscenza che ingloba l’uomo, il cosmo e le divinità e che quindi poco o niente ha in comune con la fede e le opere.

Simon Mago, Nicola, Cerinto, Basilide, Marcione ed altri svilupparono, in contrapposizione alla Gnosi classica, una gnosi cristiana, che si ricollega per vie segrete agli insegnaamenti orali dati dal Cristo agli apostoli, come afferma san Clemente d’Alessandria nella sua opera Stromata: <<La Gnosi, comunicata e rivelata dal Figlio di Dio, è la Saggezza. Ora la Gnosi […..]è un deposito che è giunto per trasmissione a pochi uomini; è stata comunicata oralmente dagli apostoli>>. E afferma anche: <<E’ la conoscenza di ciò che siamo e ciò che siamo diventati; del luogo da cui veniamo e di quello in cui siamo caduti; del fine verso il quale ci affrettiamo e che ci riscatta; della natura della nostra nascita e di quella della nostra rinascita […..]. La conoscenza dell’uomo è la conoscenza della perfezione; la conoscenza di Dio ne è la consumazione>>.

Ponendo l’accento sull’esilio dell’anima luminosa nella materia tenebrosa, percepita come una degenerazione dello spirito, nel tentativo di conciliare il pensiero pagano, per lo più greco (platonismo, aristotelismo, ecc.) e cristiano, ne derivava l’impossibilità dell’umanizzazione di Dio nella forma cristica, tema questo che ritroviamo ricorrente nel Tempio attraverso l’anticristolatria e il rito del rinnegamento di Cristo sulla croce.

Dal Cristianesimo ellenizzato (attraverso un processo di sradicamento sociologico dal giudaismo), nascerà un cristiano nuovo, conforme al Vangelo, che avrà l’aspetto di un saggio greco, con l’anima chiara, virile e fiduciosa nel Signore. Questa fu la posizione dei Templari, il cui patrono era san Giovanni Evangelista, di Patmos, il discepolo prediletto di Cristo. Per il loro offizio utilizzavano il rito greco bizzantino, che li riuniva misticamente non alla chiesa giudaicizzata di Roma ma alla chiesa ellenizzata di Bisanzio e d’Oriente. Un’altra qualità della Gnosi cristiana fù il suo marcato elitarismo così come il suo profondo misticismo. Illuminanti al riguardo sono le parole di san Clemente: <<Il Signore ci ha permesso di comunicare i misteri divini […..] a coloro che sono capaci di riceverli. Non ha rivelato alla massa quel che non gli appartiene, ma ha rivelato i misteri a una minoranza capace di riceverli […..]. Le cose segrete si confidano oralmente e non per iscritto e Dio fa lo stesso […..]. I simboli sono divulgati in forma mistica […..], ma questa trasmissione sarà fatta più attraverso il loro senso nascosto che con le parole>>.

E’ certo che un insegnamento di questo tipo era dispensato in seno al Tempio, non alla massa, ma ad una élite, al suo Tempio interno, insieme a riti specifici, che molto sconcertarono i Fratelli non iniziati, come si evince dai documenti delle loro contradittorie confessioni, e i giudici. Il problema di questo tipo di Gnosi ci rimanda all’esistenza di un esoterismo cristiano nella Chiesa primitiva, che fu continuamente combattuto e allo stesso tempo negato dalla Chiesa di Pietro durante tutto il corso della storia fino ai nostri giorni. La realtà di questo esoterismo è affermata dal Vangelo di Marco che così testimonia: <<A voi, discepoli scelti, è dato di conoscere i misteri del regno di Dio. Ma alla moltitudine, queste cose sono dette in parabole, affinchè essi vedano e non capiscano, ascoltino e non comprendano>>.

E’ accertato che, fino al IV secolo, la disciplina dell’Arcano, che consentiva l’accesso progressivo dei catecumeni alla comprensione delle dottrine e dei riti – come fu praticata nel Tempio – fu di uso ufficiale nella Chiesa. Così scriveva, nel V secolo, Sinesio, vescovo di Tolmeita: <<La verità deve essere tenuta segreta, e le masse hanno bisogno di un insegnamento proporzionato alla loro ragione imperfetta>>.

Tutto lascia supporre che questa “vena esoterica” si sia perpetuata segretamente lungo il Medioevo e oltre.

La Chiesa espresse due vie parallele: una via essoterica nella Chiesa di Pietro, in quanto Chiesa universale e massificante, fondata sulla semplice credenza, pistis, di natura devozionale, che si è appropriata dell’insegnamento del messaggio cristico e apostolico: e una via esoterica nella Chiesa di Giovanni, radicata nella conoscenza, gnosis, degli iniziati, che si svela attraverso la pratica dei riti dei santi misteri, di cui, dal 1118 (o 1119) al 1314, l’Ordine del Tempio ne fu la manifestazione di gran lunga più brillante e che, pertanto, incrinava il monopolio del dogma cristiano della Chiesa di Pietro, che l’Ordine già considerava deviato dal suo senso originale, e ne poneva in discussione addirittura la stessa sopravvivenza.

Sul piano storico-simbolico, queste due vie ci rimandano ai due pontificati paralleli che corrispondono ai sacerdoti dell’antica Alleanza (Aronne e Melchisedec, conosciuto anche come il Re della Terra): il Pontificato di Pietro, che si concluderà con in ritorno del Cristo sulla Terra (e che corrisponde alla fine del ciclo attuale), e il successivo glorioso Pontificato di Giovanni che ristabilirà la vera Tradizione.

Questo evento indica bene la superiorità di Giovanni su Pietro, e la natura occulta del suo ruolo, testimoniata da molti testi evangelici, tra cui il Vangelo di Giovanni (XXI,v.22), nell’episodio della pesca miracolosa, in cui il compito di Giovanni, di continuatore dell’opera di Cristo, fino al suo ritorno, è palesemente affermato nelle parole di Gesù: <<Se voglio che egli [Giovanni] rimanga finchè io venga, che importa a te [Pietro]? Tu [Giovanni] seguimi>>.

A. Bertet commenta: <<In pratica, ci sono due capi dati da Gesù alla sua Chiesa […..]: un capo apparente nella persona di Pietro, l’uomo della fede; un capo segreto nella persona di Giovanni, l’amato discepolo. Così Pietro e i papi […..] sono i capi apparenti della Chiesa, coloro che devono essere sacrificati all’occorrenza per la salvezza di tutti [….]; ma Giovanni è il vero capo, il depositario della dottrina segreta […..], il cui pensiero si impone a tutto il corpo della Chiesa come una emanazione […..] di Dio stesso, e per il successo dell’impresa è necessario che questo depositario […..] resti nascosto fino a che Gesù ritorni nella sua gloria a inaugurare definitivamente il suo regno sulla terra >>.

Letta in quest’ottica, la creazione del Tempio, è la “cristallizzazione” dell’eredità segreta di Giovanni, destinato a essere il legame tra Oriente ed Occidente, entrambi detentori, al di là delle forme contingenti dei riti e delle devozioni, di una parte della Tradizione primordiale, e a operare per l’avvento del Secondo Pontificato.

La fine tragica di questo progetto è nota.

IL TEMPIO ESOTERICO 3

 F.C.

Fonti:

I Templari – Storia e segreti del più misterioso Ordine medievale-. Bernard Marillier.

Edizioni L’Età dell’Acquario.

Il Mistero del Tesoro dei Templari – Lionel e Patricia Fanthorpe. Universale Storica Newton

it.wikipedia.org/wiki/Cavalieri_templari

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